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Lettera del Direttore

7 set
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 10 set

C. Nardelli



Cari lettori, care lettrici,


Con l’inizio del nuovo anno editoriale, devo, ratione officii, indicare una direzione per il nostro giornale: scegliere un tema, impostare una narrativa, a cui la redazione darà seguito nei prossimi mesi. Io credo che questa individuazione preliminare di un soggetto sia fondamentale. Tutta una vicenda viene a definirsi, si attribuisce di significati precisi e valori distinti; assume una sua identità. Mi chiedo, allora, di quali significati e di quali valori, di quale identità, GlobeTrotter 360° vuole farsi portatore? Cos’è GlobeTrotter 360°? È una domanda su cui io devo dire qualcosa.


La storia editoriale del nostro giornale, che svolge, dal 2002, un’intensa attività di organizzazione di eventi e di pubblicazione di articoli, dimostra una sua “opportunità” nell’ambito relazionale dell’ateneo. In altri termini, sembrerebbe che nel tempo gli studenti abbiano compreso che c’è qualcosa di distintivo in GlobeTrotter 360°, e che questo suo carattere qualificante lo renda necessario. Ma cos’è questo quid?


Nel nostro giornale si ritrovano persone che provengono, ciascuna, da un cammino, da degli incontri, diversi. Ognuno ne partecipa con quell’insieme di letture e di impressioni che rappresenta, ossia, con una propria narrazione. E il giornale è il risultato di una lettura combinata di queste vicende. I direttori che mi hanno preceduto hanno espresso questo principio con un termine sociologico generale: «pluralismo». Io preferisco sottolinearne l’aspetto emotivo: la possibilità di far convivere circostanze esistenziali diverse è la premessa e la condizione stessa di uno spazio di comunicazione. In questo senso, ciò che dà forza a GlobeTrotter 360° è, in realtà, il dissenso. Il dissenso nasce inevitabilmente dal confronto tra due storie, due vissuti, due sensibilità distanti che si incontrano nell’uso della parola. Qualsiasi spazio di comunicazione autentico deve partire da questo presupposto.


Altre realtà cercano invece di appiattire le persone a un unico modello di comportamento e di linguaggio, per apparire all’esterno come un gruppo organico e compatto, libero da dissenso, conflitto, confronto. Un giornale (un’associazione) non può funzionare così. Deve essere uno spazio in cui si pratica un agire comunicativo, e, per questo, uno spazio necessariamente conflittuale: un incontro che presuppone e valorizza la diversità di chi vi partecipa e la sua libera espressione. La nostra redazione conosce questa circostanza. Di fronte al rischio di un’uniformazione del linguaggio e del pensiero, sceglie di creare le condizioni per il confronto di letture opposte, senza nemmeno attendersi, necessariamente, una sintesi creativa.


Io credo che GlobeTrotter 360° sia riuscito a realizzare questo proposito comunicativo. Vorrei pensare che i nostri redattori siano d’accordo. Ogni volta che ci incontriamo finiamo per discutere di teoria del diritto, dell'interpretazione di un testo o di una traduzione appena letta. Lo dimostra anche lo storico delle nostre pubblicazioni, dove si trovano contributi che sostengono posizioni tanto diverse tra loro che, credo, ci deve essere qualcuno che si sia chiesto se esista una vera coerenza tematica all'interno della nostra redazione. Eppure è proprio questa la caratteristica più vif et vivant di GlobeTrotter 360°.


In questa pluralità si ritrovano anche gli altri due valori che da sempre segnano l'identità del nostro giornale: l'internazionalità e l'indipendenza.


Non potrebbe essere diversamente. GlobeTrotter 360° non potrebbe essere un autentico spazio culturale senza il confronto tra idee diverse, nel rispetto della tolleranza e del pluralismo che ne costituiscono il fondamento. Allo stesso modo, non potrebbe svolgere la propria funzione se non rimanesse aperto a tutti, senza distinzioni, offrendo a chiunque la possibilità di partecipare al dibattito. Perché si può essere imparziali senza rinunciare a essere accoglienti. Mi piacerebbe che si ricordasse, a questo riguardo, l'impegno che GlobeTrotter 360° ha dedicato all'organizzazione dei confronti tra i candidati durante le elezioni studentesche. Lo ricordano coloro che vi hanno preso parte come moderatori e coloro che hanno riempito le sale per assistervi. Ma soprattutto lo ricordano quanti, proprio in quelle occasioni, hanno avuto la possibilità di esprimere un'idea, sostenere una posizione o trovare e dire un mot juste.


La crescente politicizzazione della vita associativa universitaria, le polarizzazioni che caratterizzano il dibattito pubblico e le tensioni che, negli ultimi anni, hanno attraversato la socialità del nostro ateneo sono tutte ragioni che mi portano a considerare GlobeTrotter 360° una realtà necessaria.


GlobeTrotter è, prima di tutto, uno spazio di dialogo. Un luogo in cui il confronto non serve ad appiattire le differenze, ma a valorizzarle. Un luogo in cui ogni contributo conta, perché ogni persona è chiamata a partecipare con la propria storia, le proprie convinzioni e il proprio modo di guardare il mondo. È anche uno spazio che ci aiuta a prendere coscienza della nostra appartenenza a una comunità. Ci ricorda che viviamo in un preciso momento storico, in un determinato luogo, all'interno di una cultura, di una lingua, di una tradizione. Per usare un termine della filosofia tedesca, ci ricorda la nostra Geworfenheit: il fatto di essere già immersi nel mondo, prima ancora di comprenderlo pienamente. Ed è proprio attraverso il confronto che impariamo a conoscerlo meglio. Scopriamo ciò che ci circonda, ma scopriamo anche qualcosa di noi stessi. Ci rendiamo conto che comprendere il mondo significa, in parte, comprendere chi siamo; e che i confini tra queste due dimensioni sono spesso meno netti di quanto crediamo. Forse è proprio qui che si può cogliere il significato del nome del nostro giornale, o almeno, di questo mi convinco.


In queste righe c'è solo una parte di ciò che GlobeTrotter 360° rappresenta (per me). La storia del giornale e la sua continuità dimostrano che nel nostro ateneo esiste ancora il bisogno di uno spazio come questo: un luogo in cui confrontarsi, raccontarsi e costruire insieme una comprensione più ampia della realtà che condividiamo. Il mio auspicio è che GlobeTrotter 360° continui a essere necessario; che chiunque vi si avvicini possa continuare a trovarvi una comunità di dialogo, in cui poter comunicare.


Ringrazio tutte le persone che negli anni hanno contribuito a costruire questo spazio. Ringrazio i miei amici, prima ancora che collaboratori, la redazione e i nostri lettori.


Non mi resta che augurare alla nuova redazione buon lavoro.


Con fiducia,


Cristiano

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