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L’Italia è la nostra Itaca

5 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

M. Luciani

(immagine generata tramite IA)
(immagine generata tramite IA)

Sempre più giovani lasciano l’Italia: è questo il dato più preoccupante degli ultimi anni. Nel 2024 i cittadini italiani espatriati sono stati 156mila, il 36,5% in più rispetto al 2023, diretti soprattutto in Germania, Spagna e Regno Unito. Secondo il Rapporto annuale Istat 2026, nel 2024 sono espatriati 25mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni e ne sono rientrati poco più di 4mila, con un saldo negativo di quasi 21mila persone. Questo dato non preoccupa solo a livello economico, ma ha gravi implicazioni anche dal punto di vista demografico. In un Paese in cui la natalità è ai minimi storici e quasi un italiano su quattro ha più di 65 anni, l’aumento di questo fenomeno alimenta la paura di un acutizzarsi del grande impoverimento culturale, oltre al costo economico sostenuto dal paese. Le università italiane sono tra le migliori al mondo in molte discipline, a partire da quelle umanistiche, e formano professionisti apprezzati all’estero grazie all’istruzione ricevuta: formiamo talenti, investiamo fondi e competenze, e a goderne sono altri Paesi. I ricercatori italiani sono secondi in Europa per Grant del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC), ma molti sviluppano i propri progetti all’estero, attratti dai finanziamenti e dalla qualità delle strutture; tra i vincitori di Grant nelle scienze della vita, 8 su 10 di chi è partito ritiene improbabile rientrare. Lo stesso vale per i medici: secondo i dati OCSE riportati nel 2020, in otto anni oltre 9mila medici formati in Italia sono andati a lavorare all’estero, spinti da stipendi e orari di lavoro migliori.


Una domanda, allora, viene spontanea. In un Paese come l’Italia, patria del Rinascimento, della cultura e della bellezza, luogo natale di menti brillanti ancora oggi ineguagliabili, come possiamo permettere che questa nostra eredità venga spazzata via? Come possiamo accettare che non ci sia posto per i nuovi talenti, per l’innovazione e per la creatività? Che cosa manca ai giovani per poter tornare a credere nelle istituzioni, e soprattutto cosa manca alle istituzioni e alla classe politica per far invertire la rotta?


Certo, si avverte un primo tentativo attraverso le politiche economiche e fiscali per alleggerire il carico sulle nuove generazioni, nonostante questi tentativi, gran parte dei giovani sceglie comunque una via diversa. In un mondo dominato dall’incertezza e dalla violenza, la nostra generazione avverte sempre di più la difficoltà di progettare il futuro. Serve un clima diverso, è necessario che la politica faccia sentire i giovani voluti e desiderati, che qui c’è spazio per loro, che le nostre idee servono, che un Paese che perde i giovani perde il proprio futuro. Chi lascia l’Italia lo fa spesso con nostalgia e rammarico, perché dietro la scelta di emigrare c’è un costo umano: lasciare radici con la fatica di doverne costruire di nuove. Servono riforme strutturali: contratti dignitosi, fondi alla ricerca, valorizzazione del merito e un sistema che scommetta e che crea nelle nuove idee. Restare non deve significare accontentarsi e partire non deve significare arrendersi. L’Italia non è un luogo da cui scappare: l’Italia è la nostra Itaca.

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